Guardare alla terra e al terriccio come giganteschi laboratori di organismi viventi è una prospettiva che può trasformare profondamente la cura delle piante. Il suolo viene sempre considerato solo una semplice riserva di nutrienti, invece occorre riconoscerlo come una struttura viva e attiva, capace di fornire fertilità in modo continuativo, che richieda solo sporadiche integrazioni.
Tecniche di coltivazione nel rispetto della biodiversità
Osservare il suolo dal basso è il principio della permacoltura e delle tecniche di coltivazione meno invasive e più ecosostenibili, sia a scopo ornamentale che agricolo. La tecnica “no-dig”, cioè senza vangatura, invita a trattare il suolo con delicatezza, preservando la sua biodiversità e stimolando una crescita sana e autonoma delle piante.
Le sostanze chimiche e il valore della diversità ecologica
Per molti, fertilizzare significa aggiungere sostanze chimiche per nutrire meglio le piante, concentrandosi sulle esigenze specifiche di ogni specie, ad esempio terriccio acido per camelie e azalee, pesante per le rose, ecc. Invece fertilizzare il suolo biologicamente significa comprenderlo come un ecosistema vivo e autonomo.
Un terreno rigoglioso, che vive e si gestisce da sé
Quando il suolo è ben nutrito, riesce a provvedere da sé alle necessità delle piante, purché le condizioni di clima e pH siano favorevoli (il pH può interferire con l’assorbimento di alcuni minerali). Terreni ricchi di funghi, batteri, lombrichi e coleotteri offrono una fertilità che supera quella ottenibile con sostanze sintetiche, rendendo le piante più forti e resistenti. Il suolo viene spesso definito “pelle della Terra”, un organismo che respira e vive, è una catena alimentare incredibilmente complessa, in cui ogni organismo ha un ruolo specifico, dai batteri invisibili a occhio nudo, fino agli uccelli. L’essere umano si è posizionato in cima a questa catena, poiché – a differenza degli altri animali terrestri – è in grado di compromettere in pochi istanti la vita del suolo.
Gli organismi, microscopici o visibili, che vivono nel suolo sono:
- Batteri, essenziali per la salute del pianeta, scompongono la materia organica e rilasciano nutrienti per le piante.
- Funghi, a differenza dei batteri, possono muoversi nel suolo, contribuendo ad aerarlo. Inoltre trasportano i nutrienti. I funghi micorrizici, in particolare, reagiscono con le radici per raccogliere minerali essenziali, come il fosforo. Le ife fungine sono enormi, la rete che creano potenzialmente infinita. Attraverso di essa scorrono informazioni chimiche di cui non conosciamo molto. La “fantasticizzazione” di un procedimento biochimico è dietro l’angolo. Oltre a molte pseudoscienze che se ne sono appropriate, l’idea della comunicazione attraverso le ife è alla base di Star Trek Discovery.
- Protozoi, vivono principalmente di batteri e possono fornire fino al 75 per cento del fabbisogno di azoto delle piante.
- Nematodi. Sono vermi tondi che gli amanti dei gatti conoscono bene. Alcuni aiutano nella mineralizzazione dell’azoto, altri si cibano delle lumache, ma possono essere dannosi.
- Ragni e artropodi che frammentano la materia organica come foglie e rami, velocizzandone la decomposizione.
- Lombrichi, le cui deiezioni sono molto ricche di materia organica e rendono i nutrienti più accessibili per le piante. I lombrichi sono anche in grado di migliorare la capacità del terreno di trattenere l’acqua e la sua porosità, scavando una fitta rete di cunicoli.
- Lumache e chiocciole giocano un ruolo importante: convertendo i residui organici in una forma più decomposta, aiutano a legare tra loro le particelle di suolo. Certo, possono anche fare molti danni.
Alcuni accorgimenti per un suolo sano e non stressato
Un primo passo per proteggere la vita del suolo è evitare l’uso di sostanze chimiche sintetiche, che possono danneggiare gravemente i microrganismi dell’humus. Le tecniche di disinfestazione del suolo, gli erbicidi, gli insetticidi, andrebbero evitati tout court. Anche l’uso del lumachicida, ove strettamente necessario, può essere ridotto a pochi granuli sotto un pezzo di legno, senza spargere sostanze tossiche nell’ambiente.
Un secondo passo consiste nel limitare le lavorazioni del terreno, preservando così la struttura naturale del suolo, e dunque la sua tessitura, adattando le coltivazioni, e non viceversa. Aggiungere materia organica in superficie, preferibilmente compost ben maturo, nelle aree destinate alle verdure, è un terzo passo per incentivare la vita nel terreno.
La pacciamatura per rinnovare il suolo
Reintegrare dopo ogni coltura (una volta l’anno nel giardino ornamentale) e rinnovare la pacciamatura, sono la chiusura del cerchio.
Insieme, queste pratiche si rafforzano a vicenda. La scelta di non scavare permette al suolo di sviluppare una popolazione microbica sana, che a sua volta rende le piante più robuste, riducendo la necessità di sostanze chimiche. Il reintegro con stallatico o compost vegetale, bokashi, sovescio, trinciato, cippato ecc., consente di diminuire l’uso di concimi e ammendanti, mentre la pacciamatura aiuta a trattenere l’umidità e a rendere la struttura superficiale del suolo morbida e permeabile, consentendo alle piante di sopportare meglio gli stress colturali.
L’importanza del letame, per rigenerare il suolo delle sue sostanze
Il letame di cavallo è ideale per i terreni pesanti, mentre quello di mucca è più indicato per terreni leggeri. In passato, molti giardini sono stati fertilizzati proprio grazie al letame. L‘uso del letame può non piacere a tutti, trovarlo non è semplice, inoltre ci sono delle normative da rispettare per lo spargimento. In nostro aiuto arriva il compost, una delle più meravigliose sostanze organiche mai individuate nell’universo, dopo il caffè.
In Italia acquistare il compost, specie quello fatto dai municipi, non è ancora uso corrente, meglio farlo in casa. Il compost si può fare anche in balcone, con la compostiera, e se non c’è il balcone, si opti per il bokashi, una sorta di “compost anaerobico” che si può fare in cucina in un contenitore apposito.
Tutto ciò che era giardino, deve diventare terra e al giardino tornare.
Approfondimento: “Cosa c’è sotto. Considerazioni sulla terra”, di Diana Pace, ed. Maestri di Giardino
Lida Zitara
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