Il brutalismo è uno stile architettonico che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’architettura moderna. Nato nel secondo dopoguerra, questo movimento si distingue per l’uso del cemento a vista, le forme geometriche massicce e un’estetica che enfatizza la funzionalità e la struttura. Sebbene spesso associato a edifici austeri e monumentali, il brutalismo sta vivendo una riscoperta nel design contemporaneo, con una crescente attenzione nei media, nelle piattaforme di design e architettura e nei social network.
Origini e storia del brutalismo
Il brutalismo è uno stile architettonico emerso negli anni 50 del Novecento, nel Regno Unito, tra i progetti di ricostruzione del dopoguerra. Gli edifici brutalisti sono caratterizzati da costruzioni minimaliste che mettono in evidenza i materiali grezzi e gli elementi strutturali piuttosto che il design decorativo. Questo stile fa ampio uso di cemento grezzo non verniciato, mattoni a vista, forme geometriche angolari e una palette prevalentemente monocromatica. Altri materiali comuni includono acciaio, legno e vetro.
Discendente dal movimento modernista, il brutalismo è considerato una reazione contro il nostalgismo architettonico degli anni 40. Il termine ‘new brutalism‘ deriva dalla frase svedese nybrutalism, coniata dall’architetto svedese Hans Asplund per descrivere la Villa Göth a Uppsala, progettata nel 1950 da Bengt Edman e Lennart Holm. Questa casa moderna in mattoni, presentava travi a vista, esposti sia all’interno sia all’esterno, e superfici in cemento a vista, caratteristiche fondamentali dello stile Brutalista.
Il contributo di Reyner Banham
Il termine ottenne maggiore riconoscimento quando lo storico dell’architettura britannico, Reyner Banham, lo utilizzò nel suo saggio The New Brutalism del 1955, dove associò lo stile sia a un’etica progettuale sia a un’estetica distintiva. Banham identificò le opere di Le Corbusier, come l’Unité d’Habitation a Marsiglia (1952), il Complesso Capitolino di Chandigarh (1951-1961) e la chiesa di Notre Dame du Haut a Ronchamp (1955), come esempi fondamentali del béton brut (cemento grezzo), che avrebbero ispirato il movimento brutalista.
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Architetti e opere iconiche del brutalismo
Regno Unito
Tra gli architetti britannici più noti per lo stile brutalista vi sono Ernő Goldfinger, Alison e Peter Smithson, Sir Basil Spence, il dipartimento degli architetti del London County Council/Greater London Council, Owen Luder, John Bancroft e, in parte, Sir Denys Lasdun, Sir Leslie Martin, Sir James Stirling e James Gowan.
Alcuni esempi celebri di brutalismo a Londra includono il Barbican Centre (Chamberlin, Powell e Bon) e il National Theatre (Denys Lasdun).
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Stati Uniti
Negli Stati Uniti, importanti esponenti del brutalismo furono Paul Rudolph e Ralph Rapson, mentre Evans Woollen III introdusse il movimento a Indianapolis. Walter Netsch realizzò numerosi edifici accademici brutalisti. Marcel Breuer, invece, sviluppò un approccio più ‘soft’, incorporando curve nelle sue strutture. La metropolitana di Washington D.C. presenta numerose stazioni in stile brutalista.
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Australia
In Australia, l’architettura brutalista si manifesta in edifici come la Queensland Art Gallery (Robin Gibson), la Fisher Library presso l’Università di Sydney (Ken Woolley), il WTC Wharf di Melbourne e le opere governative di John Andrews.
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Canada
In Canada, il brutalismo è presente in strutture come il Grand Théâtre de Québec, l’Édifice Marie-Guyart, l’Habitat 67, la Maison de Radio-Canada, e diversi edifici a Toronto, tra cui il Robarts Library e l’Ontario Science Centre. L’architetto Arthur Erickson ha progettato numerosi edifici brutalisti, tra cui il Museum of Anthropology e il Vancouver Law Courts.
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Serbia
In Serbia, Božidar Janković ha sviluppato lo stile nel contesto della cosiddetta ‘Belgrade School of residence’, con esempi come la Genex Tower (1977) a Belgrado, un grattacielo di 36 piani in stile brutalista con elementi di strutturalismo e costruttivismo.
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Vietnam
In Vietnam, il brutalismo è stato ampiamente adottato negli edifici pubblici durante il periodo del bao cấp (subsidizing era), influenzato dagli architetti sovietici come Garol Isakovich, autore del Vietnam-Soviet Friendship Palace of Culture and Labour (1985). Il Palazzo dell’Indipendenza (1966) di Ngô Viết Thụ è un altro esempio importante, sebbene il suo stile sia dibattuto tra brutalismo e modernismo.
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